Celliers de Meknes, viaggio enoturistico in Marocco

"La leggenda narra che Maometto inizialmente non avesse nulla in contrario alle bevande alcoliche. Anzi, nei primi tempi della sua predicazione permetteva ai suoi discepoli di bere vino e birra. Un giorno però, durante la preghiera, vide arrivare alcuni dei suoi discepoli un po' alticci. Questo lo fece riflettere: l’alcool poteva rappresentare un serio ostacolo a un rapporto profondo con Dio. Così inizialmente vietò il consumo di vino e birra prima delle preghiere. Poi notò che anche questo non era sufficiente. Decise così di vietare del tutto il consumo di bevande alcoliche." Dopo mille e cinquecento anni, quel divieto fa ancora fatica a essere rispettato. Non esistono statistiche ufficiali, nei Paesi musulmani bere alcolici è un’abitudine privata riservata al chiuso delle case e alla presenza di parenti stretti o amici fidati. I Governi negano il consumo di alcolici e nei locali pubblici non vengono serviti alcolici, ma solo tè e bevande analcoliche. Si stima però che, negli ultimi cinque anni, nei Paesi islamici del Nord Africa sia aumentato il consumo di bevande alcoliche. Oggi il consumo medio pro-capite, secondo l'Organizzazione internazionale del vino, si attesterebbe intorno a 1,8 litri l’anno.


In Marocco vengono prodotti degli ottimi vini, Les Celliers de Meknes ha una produzione che è andata espandendosi soprattutto negli ultimi vent'anni e che ha come principale cliente la Francia, con un buon riscontro però anche nel resto d’Europa e nel mondo. Anche se c’è da dire che queste terre, poste a circa 700 metri d’altezza, erano già coltivate a vino ai tempi degli antichi romani. Questa regione, compresa tra i piedi del Medio Atlante e la città di Rabat, è la zona di Meknes, dove il clima è particolarmente dolce; qui viene prodotto il 55% del vino di tutto il paese.

L’epicentro è lo Château Roslane (inaugurato nel 2004, mentre l’azienda esiste dal 1964), incastonato negli oltre 2.000 ettari di vigneti; al tramonto, dalla cima dell’edificio c'è un panorama mozzafiato fatto di filari di viti estesi a perdita d’occhio e bordeggiati di palme con le montagne in lontananza. I vitigni usati per questi vini, che mediamente costano (nel paese) tra i 3 e i 20 euro, sono il Cabernet Sauvignon, il Merlot, il Syrah e lo Chardonnay. Tra le punte di diamante a livello di esportazione vi segnaliamo senza dubbio lo Chateux Roslane 1er Cru Rouge, un rosso corposo dagli accenti di spezie e vaniglia, e soprattutto lo Château Roslane 1er Cru Blanc, molto equilibrato con forti note di legno e dense note fiorite; infine citiamo “La Perle du Sud”, il Brut della casa di tutto rispetto, prodotto con metodo champenoise.

A parte il 2001 e il 2004, che hanno visto una forte siccità, le ultime annate sono tutte buone, con un picco di eccellenza per il 2003. Dulcis in fundo, vi segnaliamo il progetto di un hotel/riad proprio a un passo dallo Chateux, che sarà terminato nel 2013 e che probabilmente entrerà nella famiglia dei Relaix et Chateaux; qui si potrà soggiornare per una vacanza interamente dedicata alla degustazione vini.

Oggi produzioni di vino sono presenti in Egitto, Tunisia e Marocco. In quest'ultimo, negli ultimi cinque anni la produzione è raddoppiata raggiungendo i 500mila ettolitri l’anno. Il vino marocchino viene consumato quasi interamente nel Paese di produzione (dove il vino con molta discrezione è venduto in molti negozi e ristoranti), solo una piccola percentuale viene esportata (soprattutto verso la Francia). I vini marocchini sono perlopiù rossi e di gradazione elevata (12°-14°), ottenuti da vitigni di origine francese: cabernet, grenache, carignano e cisnault. Per i vini bianchi invece i vitigni più comuni sono El Biod, Ximenes, Maccabeo, Clairette, Grenache bianco e Moscato. Il Coteaux de l’Atlas, prodotto da Celliers de Meknes, la più grande azienda del settore («sforna» 28 milioni di bottiglie l’anno), nel 2004 ha ottenuto la medaglia d’argento dell’Unione degli enologi francesi.




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