Croazia: profondo blu

In barca a vela tra le Kornati: 89 isole (365 se si contano anche gli scogli e le rocce) di puro splendore. Ecco le rotte e le dritte. Comprese le trattorie con pontile

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Le hanno chiamate la Polinesia o i Caraibi dell’Adriatico. Loro sono le Incoronate – o Kornati, da kruna che in croato vuol dire corona – e che abbiano un che di magico è indubbio. Non è un caso che chi vi ha veleggiato una volta non riesca a tornare in Croazia senza trascorrere qualche giorno fra le sue 89 isole. O 147? O 151, come pare da un ultimo censimento? O ancora 365, compresi gli scogli più segreti, “uno per ogni giorno dell’anno”, come raccontano i pescatori dell’isola di Murter, proprietari della maggior parte dell’arcipelago.
Storia e favole si intrecciano fra lecentinaia di baie dove gettare l’ancora protetti dai venti, con il mare che non monta mai. E la sera la magia si rinnova quando si è avvolti da una miriade di fosforescenze. “Lacrime di stelle e sospiro del creatore”, come narra la leggenda. Più prosaicamente, è l’effetto della cospicua presenza di fitoplancton luminescente, prova tangibile di un mare incontaminato. Un fenomeno ormai dimenticato lungo le coste italiane.
Per navigare nelle Kornati, i marina più vicini e attrezzati sono quelli di Sukošan e Biograd, e una settimana è il tempo ideale per esplorarle. Un consiglio: fare cambusa nei market dei paesi d’imbarco, perché i negozi dei marina sono piccoli, poco forniti e al sabato presi d’assalto. Ci si imbarca, infatti, il sabato pomeriggio e i più impazienti mollano subito l’ormeggio: c’è luce fino a tardi in estate, la prima meta è a circa 10 o 12 miglia e, anche senza vento, vuol dire più o meno due ore di navigazione. Le carte nautiche sono in dotazione, quindi non resta che decidere la rotta e salpare. Appena fuori dal porto si ha già la prima sorpresa: l’incredibile numero di isole forma tre fasce di mare, e si dovrà arrivare fino alle Kornati per rivedere l’orizzonte. Anche con carte alla mano e gps non è comunque facile identificarle.
Zut 
Žut è imperdibile. Se si parte da Sukošan si fa rotta a sud per Mala Proversa, lo stretto passaggio che immette nell’arcipelago delle Kornati, e si tiene l’isola come ultima tappa prima di rientrare alla base. Salpando da Biograd invece Žut è il primo ancoraggio. Labaia di Hiljada è una delle più spettacolari con tre isole che la chiudono e garantiscono mare sempre piatto. Nella cala a nord ci sono una decina di boe nell’acqua turchese. Sono di Sabuni, latrattoria a filo d’acqua con panche e tavoli di legno, specializzata nel brodetto di pesce con polenta. A Žut, che in croato vuol dire giallo, anche se in confronto alle aride Kornati l’isola è decisamente verde, è difficile scegliere dove fare tappa. Nella grande rada appena più a nord, protetta da due promontori, c’è uno dei due Marina Aci che si incontreranno durante la navigazione. Il molo con i corpi morti è parallelo alla scogliera, ma a circa 5 metri, per non rovinarla, con un ponte che conduce a riva. È vietato usare i servizi di bordo – a terra ci sono bagni e docce – e si può fare il bagno anche all’ormeggio.
Usciti da Luka Žut si risale dirigendosi verso Mala Proversa, il passaggio che immette nel mare delle Kornati, con a sinistra l’isola di Katina e a dritta Dugi Otok, l’isola lunga. Appena passato il canale, largo 40 metri e profondo 5, non superando i 5 nodi, ecco sullo sfondo l’imponente complesso in pietra bianca delfaro di Sestrica, la vedetta delle Kornati, che appaiano, appena doppiata la punta di Katina, come una serie interminabile di dune sospese sul blu del mare. Ma ecco finalmente la punta nord di Kornat, l’Incoronata lunga, che si costeggia per tutta la navigazione in un continuo zigzagare fra le sue insenature e quelle delle isole minori, protette dai venti. Molte hanno sul fondo una konoba , la trattoria croata, per una spaghettata in barca e una serata alla ricerca delle stelle cadenti. Sospinti dal vento, si scende fra le isole percorse da sequenze di muretti a secco che segnano le proprietà. In estate i venti prevalenti sono la bora e il maestrale, che spirano da nord-est e da nord-ovest: per questo andando a vela è preferibile percorrere l’arcipelago in questa direzione, piuttosto che da sud.
Passando tra Kornat e Šilo si raggiunge la baia di Špinate, con tre isolotti di fronte. Il maggiore è un panettone tondo, che forma un canale dove dare ancora nell’acqua turchese in 4 metri di profondità. A terra, la konoba Šolana ha un molo per gommoni e piccole imbarcazioni, ma di fronte si può ormeggiare alle boe. Lasciata la costa di Kornat, la meta successiva è la profonda insenatura dell’isola di Levrnaka. Dei due ristoranti, Andrija, sulla destra, è da evitare perché vi attraccano i barconi delle gite turistiche. Oppure la konoba Levrnaka, in fondo alla baia, che ha anche un pontile per 15 barche, alle quali fornisce la corrente dalle 18 a mezzanotte. Particolarmente suggestive sono le alte e scoscese scogliere di Mana, verso il mare aperto.
Vrulje
Di fronte a Mana, sulla costa di Kornat c’è Vrulje, il capoluogo delle Kornati, l’unico vero borgo, per quanto microscopico, di tutto l’arcipelago. Ha una stradina che entra all’interno con un negozio di alimentari dagli orari casuali, un asinello che gironzola, due ristoranti, un bar e alcuni posti barca al molo. Sulla riva sinistra c’è Robinson, che si può decisamente considerare il miglior ristorante di tutte le Incoronate. Aperto dal 1980, ha un’incredibile varietà di antipasti, fra i qualicarpacci di pesce crudo, ostriche, tartufi di mare e crostacei, un’ampia scelta di vini, grappe di frutta e sigari. Eccellente il brodetto con la coda di rospo. Scendendo oltre Vrulje ci si può sbizzarrire nella scelta del miglior ancoraggio per un bagno, ma attenzione a non superare Piškera, la più grande delle Kornati minori, con l’unico marina all’interno dell’arcipelago. Il marina Aci è in una posizione straordinaria. Si trova sulla piccola isola di Panitula, un lembo di scogliera parallela alla costa esterna di Piškera, e occupa il canale tra le due isole.
L’isola appena sotto Piškera è Lavsa, tagliata in due da una profonda insenatura. In fondo, davanti al ristorante Ivo, ci sono parecchi gavitelli, in genere un po’ troppe barche e un mare che diventa presto torbido. Nella prima baia entrando sulla destra invece, se si ha la fortuna di trovare posto, vale la pena di ancorarsi nell’ansa di fronte a una casa, filando una cima a terra. L’effetto è quello di tuffarsi in una piscina naturale. Da Lavsa si procede fino a Opat, un’insenatura con il ristorante omonimo adatto a soddisfare chi è un po’ stanco dell’atmosfera rustica delle trattorie dell’arcipelago. Un’elegante terrazza a filo d’acqua, con poltrone e chaise-longue per bere cocktail e aperitivi all’ombra di candide tende e ombrelloni. Il ristorante più in alto con pergolato, tavoli apparecchiati con cura, bicchieri a calice e vista sulla baia.
Ravni Žakan
Subito sotto Opat c’è il passaggio, per uscire dalle Incoronate. Ma è un addio da rinviare: di fronte si staglia il piccolo arcipelago di Ravni Žakan, con ancoraggi in un’acqua chiara con fondo di sabbia. La più protetta è la baia sud di fronte al ristorante più grande delle Kornati e, con quello di Katina, anche il più vecchio. Žakan ha un bel molo con posti barca e corrente elettrica, un piccolo market e ristorante. Ma ancorarsi nel turchese della rada è impagabile. La tentazione di fermarsi un altro giorno è forte, magari spostandosi solo di pochi metri per dare ancora nella baia fra Kameni Žakan e i due isolotti che la fronteggiano. E perché no? Se anche è l’ultimo giorno e il porto di partenza è Biograd, basta alzarsi all’alba per arrivare in tempo a fare il pieno di carburante e riconsegnare la barca. Entro le 9 di sabato mattina. Chi invece deve rientrare a Sukošan ha ancora Žut come ultimo ancoraggio. Davvero uno splendido finale.

fonte: corriere viaggi

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